Padre disperato dà fuoco alla casa e si suicida insieme ai quattro figli: “Gridavano papà…”

Padre disperato dà fuoco alla casa e si suicida insieme ai quattro figli: “Gridavano papà…”

COMO – Un uomo disperato. Un uomo che aveva chiesto aiuto più volte, senza mai essere preso in considerazione. Doveva badare ai suoi quattro figli piccoli da solo, poiché la moglie era ed è tuttora ricoverata in un istituto psichiatrico. I Servizi sociali del Comune a cui più volte l’uomo si era rivolto per ottenere degli aiuti rispondevano alle sue richieste con toni aspri “Il Comune paga già l’affitto della tua casa”.

Una storia di miseria, a cui faycal Haitot posto fine nella maniera più drammatica che possa esistere. L’uomo ha deciso di porre fine alle sofferenze della propria famiglia appiccando fuoco alla casa in cui vivevano. Ha deciso di suicidarsi assieme ai suoi bimbi: Siff, Saphina, Sahar e Sophia. Il primogenito aveva 11 anni, mentre le sorelline avevano rispettivamente 7, 5 e 3 anni.

A dare l’allarme è stata la vicina di casa: “Urlavano disperatamente papà…” ha raccontato. I medici del 118 hanno tentato invano di rianimare i piccoli sul posto, per poi trasferirli d’urgenza in ospedale. Nessuno di loro è sopravvissuto.

Solo la mamma è riuscita a salvarsi poiché è ricoverata da tempo in una struttura psichiatrica per una forte depressione. Il padre, Faycal Haitot, era disoccupato da poco e non poteva cercare un altro lavoro poiché doveva occuparsi dei figli piccoli. Non aveva nemmeno i soldi per dare da mangiare ai bambini, né poteva pagare loro l’autobus per andare a scuola. L’auto di famiglia non poteva più essere usata perché non c’erano i soldi per il carburante. Faycal era un uomo volenteroso, lavorava duro arrangiandosi con qualsiasi lavoro che riusciva a trovare. Aveva il terrore che gli fossero sottratti i figli, che non riusciva più a mantenere.

Il 16 settembre, Faycal, prima di compiere l’estremo gesto, aveva mandato anche una lettera via Facebook ad un giornale locale “La Provincia”:

padre disperato
Credit: laprovinciadicomo.it

“Come fanno a mangiare questi 4 bambini? “scrive Faycal – Forse sono troppi. La scuola è già cominciata, il primo giorno di scuola sono andato dai carabinieri per non prendere una denuncia, stiamo a casa”. L’uomo non riusciva a pagare i libri, i quaderni e le matite: era tutto troppo caro per un papà solo e disoccupato che non aveva nemmeno i soldi per fare la spesa. L’uomo attacca i Servizi sociali del Comune: «Nessuna visita a casa per controllare la vita quotidiana dei bambini. Sono rimasti senza mangiare, senza carta. Voglio capire se viviamo a Como, Lombardia, Italia, o nel paese delle scimmie. Non vado via per paura dei Servizi sociali». E ancora: “L’ultimo mese grazie a una donna con 6 bambini e a suo marito siamo stati aiutati. Nessuno può togliere questa cosa dalla mia testa. Quell’assistente e il suo capo sono bestie. Ci sono problemi tra me e loro, cosa c’entrano i bambini?”. “Spero di essere contattato. Haitot, padre di Siff, Sophia, Soraya e Saphiria”.

Il giornale “La Provincia” lo aveva ricontattato chiamandolo al numero di cellulare che aveva indicato nella lettera. Durante quella telefonata, Faycal aveva raccontato ai giornalisti di vivere una situazione drammatica. Faycal viveva in Italia da 13 anni e aveva un regolare permesso di soggiorno. Erano già nove mesi che viveva da solo con i quattro figli piccoli che gli erano stati affidati dal tribunale per i minori dopo che la moglie, anche lei marocchina, era stata ricoverata in un istituto psichiatrico a causa di una forte depressione per la quale era stata dichiarata incapace di provvedere ai minori.

Faycal, non ricevendo alcun aiuto, aveva dovuto lasciare il suo lavoro per badare ai piccoli, troppo piccoli per restare da soli. Vivevano in un appartamento il cui affitto fino al mese di luglio era stato pagato dal Comune di Como. Da luglio in poi, a causa di questioni burocratiche, Faycal ha raccontato ai giornalisti di non aver ricevuto gli assegni famigliari che gli avrebbero garantito una entrata per poter provvedere alla spesa quotidiana.

Faycal raccontava di essersi rivolto in passato ai Servizi sociali chiedendo un contributo economico e l’intervento dell’assistente sociale, ma nessuno era mai andato a far loro visita, a detta dell’uomo.

Il giornale “La Provincia” scrive: “Avevamo provato a contattare l’assessore Alessandra Locatelli per approfondire la vicenda ed eventualmente raccontarla sul giornale. Tre tentativi, il cellulare squillava a vuoto o era staccato. Abbiamo cercato Faycal ancora una volta. Non ha più risposto.”

“Questa è una storia di miseria, da tutti i punti di vista, che si conclude nel modo peggiore possibile”, ha commentato il sindaco di Como, Mario Landriscina.

14 risposte a “Padre disperato dà fuoco alla casa e si suicida insieme ai quattro figli: “Gridavano papà…””

  1. Provo rabbia, tanta rabbia, non posso credere che le istituzioni abbiano abbandonato un padre con i suoi bambini, mi chiedo se abbiano una coscienza, guardatevi allo specchio e sputatevi in faccia,

  2. Sindaco, non sei degno di ricoprire la tua carica. Ma pensi davvero che con quattro parole puoi cavartela? Indegno anche come uomo, le assistenti sociali sono sempre irreperibili, non fanno il loro lavoro per la quale vengono stipendiate, sono indegne del ruolo che ricoprono, sempre pronte ad attaccare verbalmente chi si presenta al loro cospetto, neanche fossero degli dei in terra. Tutelano solamente la propria poltrona, bisogna dare il lavoro di assistente sociale a persone veramente capaci di svolgere questa delicata mansione e dare un giro di vite a quelle che si credono Dio.

  3. Questi sono i nostri politici intenti a pensare solo al loro dannato stipendio e Gloria ….inutile lo ius soli se non si aiutano le persone in difficoltà economica

    1. Il problema é che noi altri continuiamo a lamentarci sui social anziché fare qualcosa di piu attivo!tipo toglierli a calci nel culo da quelle poltrone calde!!

  4. Se questa è la politica dell’accoglienza che offre l’italia, ad un immigrato regolare, chissà cosa attende quelli irregolari, a parte l’arruolamento nelle file della malavita. L’unica cosa che conta per il Governo Italiano, è garantirsi il business dei nuovi arrivi. Ricordo solo un dato: la principale cooperative che si occupa di immigrazione (calabrese) ha dichiarato un utile di 80 milioni di euro a fronte degli 82 ricevuti. No comment!

  5. È una vergogna io da bambina quando mia madre mamma di sei figli
    veniva ricoverata
    venivano le suore a farci compagnia i servizi sociali
    Se ne fregano….

    1. Una storia molto triste .
      Mi meraviglio comunque come mai non è intervenuta la parrocchia, se lo stato come sembra ha fallito .

  6. Come si fa a commentare…….I soldi per i supervitalizi, per le auto blu per le varie propagande elettorali milionarie si trovano e potremmo elencare altre mille cose. Occorre cambiare rotta,mentalità…..la burocrazia………gli uomini che contano.Perchè, oltre osservare regole insulse, non si adopera il cuore ?

  7. Purtroppo, conosco di storie simili forse meno drammatiche. Il lavoro è vitale, ma almeno un minimo di reddito con una rete capillare ed effettivamente efficace ( scuola, servizi sociali, sindacati, industriali, impresari,ecc; ) per garantire la dignità a queste persone.

  8. “Padre disperato dà fuoco alla casa e si suicida insieme ai quattro figli: “Gridavano papà…” certo che siete giornalai, ma quando danno fuoco all’albo dei giornalai? Padre disperato no, padre delinquente farabutto, si suicida e uccide i figli, il suicidio non è compatibile con l’omicidio perché può riguardare solo il gesto di uccidere se stessi. Siete vergognosi come sempre, ma la terza media l’avete almeno?

  9. Che dire… siamo tutti bravi a gridare allo scandalo … a commentare … a dire che i Sindaco bla bla bla … le assistenti … bla bla bla E’ vero dov’erano … ma dov’erano anche i vicini di casa di questo povero cristo … E’ stato lasciato solo, non soltanto dagli operatori addetti a queste situazioni, ma da tutti.
    Meditiamo gente, meditiamo e guardiamoci intorno, perché di queste situazioni ne abbiamo tante, anche a noi vicine.

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